Un regalino piccolo piccolo per il tuo Natale!

Cara Donna Tremenda,
sappi che sei nei miei pensieri e intorno al mio cuore.
Sappi che ti auguro, con tutta la passione che possiedo, di vivere il Natale che avresti sempre sempre voluto.
Sappi che ti stimo e che ti penso coraggiosa e Tremenda.

Sono orgogliosa di te, insomma.

Incollo qui di seguito il testo di un mio racconto che spero possa piacerti e allietare questi giorni pieni di sentimenti e dolcezza.

Il racconto non parla di sentimenti né di dolcezza ma credo abbia il potere scaldante di una cioccolata calda. Ti fornirà, se tutto va bene, giusto una manciata di minuti di endorfine in libera uscita. Spero possa divertirti e dare un contributo alla bellezza dei giorni che stiamo per vivere.

Rinascere
Il killer dell’essere altrove
di Lisa Ghilarducci

Stamattina si è svegliata presto.

Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino. Non le è importato.

Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve.

Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi. Non è riuscita a smettere di guardare. Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.

Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei.

E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza. Solo, non vuole muoversi, andare di là.

Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.

Che continui a suonare la sveglia. Chi se ne frega.

Lei è ormai felice.

Non durerà per sempre. Niente dura per sempre. Niente.

Lei è felice. Sono 38 anni che aspetta questo momento. ‘The day’, come lo chiama il suo capo. Lui sostiene di viverlo una volta al mese quando va a giocare a golf. Lei invece non l’ha ancora mai vissuto.

Forse perché il suo ‘The day’ è sempre stato molto più intenso nella sua immaginazione quando si è concessa di fantasticare su come avrebbe potuto essere. Ha sempre cercato di più e, fino a ieri, non ha mai vissuto qualcosa che le permettesse di dire: “Sì, questo è il mio giorno”.

Si sarebbe aspettata di vivere qualcosa del genere grazie ad una grande soddisfazione professionale, qualcosa di plateale, qualcosa di legato profondamente all’orgoglio.

Qualcosa di preparato per mesi. Un obiettivo fissato da tempo. Qualcosa di talmente definito da ossessionarla con le immagini mescolate ai pensieri di giorno e di notte impastate coi sogni.

In effetti da un paio d’anni non ha più fissato obiettivi grandiosi. Non dopo che l’hanno fottuta sulla dirittura d’arrivo.

Il mondo aziendale: che schifo.

Ma oggi pure un pensiero così spregevole non riesce a farle storcere la bocca, a farla diventare grigia. Niente può farla scendere dalla nuvoletta su cui si è seduta, nuda, in una mattina nevicosa. Calda come il riscaldamento centralizzato di un condominio di quasi lusso di Milano e morbida come un piumone avvolgente.

Non sente bisogno di niente: solo sorridere dentro e non attivare nemmeno un muscolo fuori.

La pagina del giornale è la stessa di ieri.

L’articolo in bella mostra: il suo cantante preferito viene a fare un micro-concerto in un club riservato.

I pensieri si affollano, seppur lentamente, nella sua testa. Perché Teresa, che lavora lì, non gliel’ha detto? Perché? Lo sa che farebbe di tutto per vederlo dal vivo. Potrebbe dare un rene per avere l’occasione di essere nella stessa stanza con lui.

La pigrizia e il torpore svaniscono, spazzati via da una folata di vento generata dalla sua voglia di vivere intima, segreta, atavica, autonoma e invincibile.

Poi va tutto veloce: il cellulare in mano mentre si dirige risoluta verso la doccia, Teresa che si giustifica, lei che taglia corto e le dice di farla entrare:

“Fra un’ora sarò lì”.

Poi una preparazione da killer.

Ogni cosa al suo posto: dal trucco alla biancheria al vestito che ha comprato qualche tempo fa senza sapere che sarebbe stata questa l’occasione speciale in cui l’avrebbe rinnovato, in cui l’avrebbe tolto dalla cruccia per farlo aderire alla sua pelle profumata e morbida, pelle a caccia di emozioni forti.

E poi il profumo e poi le tre cose indispensabili nella sua borsa preferita.

E poi gli orecchini e una collana di perle annodata sul seno.

E poi la gioia di guardare l’ora e di rendersi conto che è esattamente a quest’ora che avrebbe immaginato di uscire.

E arrivare giù e trovare subito il taxi ad aspettarla.

E salire e, come un ladro sincronizzato con una squadra di malfattori, avviarsi al posto in cui si compirà il suo destino glorioso, destino che lei conosce bene, anche se non sa perché.

E poi entrare nel locale e non ascoltare le scuse di Teresa.

E poi trovare il posto giusto in cui sedersi e aspettare che il concerto inizi. Non cantare nemmeno una canzone, nemmeno una parola, lo sguardo fisso nei suoi occhi e sulla sua bocca. Un contatto da brivido che l’accompagna per tutta la sera.

E poi vivere quel momento atteso da tanto, il momento dell’ultima canzone, la loro canzone.

Vedere lui che non può ignorare la calamita attivata dalla sua bellezza.

E apparire immensa ma gestibile, bellissima e desiderabile, sicura e malleabile.

E alla fine osservare la guardia del corpo che, seguendo un copione ineluttabile, si avvicina a lei e le chiede di seguirlo.

Arrivare nel privé. Vedersi offrire una coppa di champagne, rifiutarla e seguire la guardia che l’accompagna da lui.

Lui che beve la sua immagine mentre, distratto, lascia scendere lo champagne nello stomaco.

Lui che le chiede il suo nome, lei che risponde sicura lasciando che la propria voce sorprenda entrambi.

Lui che posa la coppa di cristallo sul vassoio alla sua sinistra e, mentre le mette una mano dietro la schiena, le dice:

“Let’s go”.

Lei che annuisce e si lascia guidare.

L’autista li accompagna a casa sua; salgono le scale per non aspettare l’ascensore.

Entrano. Lui la bacia saziando una voglia che è tutta la vita che tenta di spiegare e da cui si lascia riempire, stasera. Da cui poi si lascia abbandonare quando finalmente si trova dentro di lei.

Lui gode nell’essere insieme a lei.

Vive sentendosi vivere, sentendo giungere da chissà dove la consapevolezza della perfezione di quel momento.

Lei vibra e tace.

Lui risuona con lei e tace.

Si ascoltano l’un l’altro con presenza e si danno tutto ciò che desiderano ricevere.

Parlano la stessa lingua.

Lei l’ha sempre saputo, da quando ha ascoltato la sua prima canzone, la loro canzone. Da quando in quella voce ha sentito la propria emozione e in quelle parole la propria verità.

L’ha sempre saputo: sentire la propria verità detta da un altro avrebbe segnato il momento dello stop, il momento in cui smetti di cercare l’anima gemella e inizi a vivere sapendo di averla trovata.

Ha dovuto aspettare un anno e mezzo da quando ha sentito per la prima volta quella canzone. In tutto questo tempo l’ha riascoltata milioni di volte e ha pensato a quanto fosse felice di aver incontrato in qualche modo quell’anima, proprio quella. Ha aspettato l’occasione che sapeva che l’Universo di sicuro le avrebbe dato per andare in fondo a questa cosa.

| andare in fondo è sentirlo dentro | in fondo | non solo fisicamente | visceralmente | ma in qualche altra profondità che non ho mai sperimentato prima e che mi permette di ricontattare il passato | di vedere il presente | di immaginare il futuro | tutto in un attimo | come quando stai per morire | come quando stai per vivere | come quando hai incontrato la ragione per cui esistere | e sentirlo venire e lasciarsi andare e sopraffare e mandare l’energia nell’Universo | mandare l’amore verso tutti e nessuno | sentire quel corpo contenere l’espressione più vera di te | sentire di potere tutto | di comprendere tutto | di essere unita al tutto grazie all’infinita affinità che hai con lui | e andare oltre e non lasciarsi dietro niente e poi sentire che lui se ne va | baciarlo | ascoltare il senso di pieno assoluto che ti lascia mentre ti lascia | e se ne va | e godere dell’avere senza sentire il mancare | e lasciare che sia la presenza e non l’assenza a darti forza mentre ti lasci cullare dal sonno | scendere dal letto nuda | mettere a fare il caffè preparato da ieri | vedere la sua foto sul giornale e la neve sciogliersi su una Milano non troppo indaffarata | una volta tanto | stare qui | nuda | con un senso fluido di calore che m’inonda la pancia e le gambe | io che fino a ieri non sapevo di aver vissuto per arrivare fino qui | io che so che ora potrei anche morire e sentire di aver compiuto la mia missione | sono sempre stata qui per trovare il pezzo mancante della mia felicità d’anima e l’ho trovato | non mi sorprende sentire che non me ne frega niente del futuro | se sarò con lui o senza di lui | il fatto che ci sia stato quello che c’è stato dà un significato a tutto e non attende conferme nel mio domani | gode della certezza del passato | e basta | so che mi licenzierò | proprio oggi | mi presenterò al lavoro completamente fuori orario vestita come Jacqueline Kennedy Onassis e subito dopo andrò a bere l’ennesimo caffè nel mio bar preferito e inizierò a pensare alla mia vita | a quella vera | quella che inizia oggi e che può andare dove le pare perché tanto da oggi sarà guidata da una legge di cui mi fido, dal Divino che è qui con me e che ieri sera ho saputo riconoscere grazie a lui | grazie | so che non perderò mai più il contatto con lui | il Divino | so che sarà chiaro per me ciò che mi suggerirà il mio navigatore | mi metterà in condizione di azzeccare tutte le scelte | di farmi vivere un giorno o 100 anni esattamente come devono essere vissuti | con l’attenzione di un killer che va a compiere la missione più ardua di tutta la sua vita | efficace | quell’attenzione assoluta e rilassata | qui ed ora | quella dedizione devota | quel senso di attesa che non ti distoglie dalla gioia del momento | di questo preciso momento | sì | . | sì | .. | … | . .. …

Va in camera, prende l’accappatoio e si volta verso la stanza da bagno: vuole andare ad infilarsi nella vasca da cui vedrà la prima bella nevicata della sua vita vera.

Nota un biglietto rosso sul comodino che è sicura di non aver mai visto prima.

Lo legge.

I’ll send a car FOR YOU at 1Pm

Meet for lunch?

M

NOTA

Questo racconto è stato presentato al concorso Blusubianco di Muller nel 2010. Il seguente incipit è stato scritto da chi promuoveva il concorso e non è quindi di creazione dell’autrice.

Stamattina si è svegliata presto. Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino. Non le è importato. Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve. Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi. Non è riuscita a smettere di guardare. Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe. Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei. E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza. Solo, non vuole muoversi, andare di là. Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.

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È una Donna Tremenda se… ti ha detto NO.

Caro Uomo Qualunque, ho una brutta notizia per te.

Una Donna Tremenda non è, per te, in alcun modo raggiungibile. Se il fato però, gentile e premuroso, ti ha premiato onorandoti di un avvicinamento a uno dei suoi selezionatissimi esemplari, non farti illusioni: rimbalzerai contro la sua fuggevole attenzione come mai ti è capitato prima e non esisteranno ricorsi in appello che potranno farti tornare a quel momento in cui, povero illuso, credevi di avere una chance solo perché ti trovavi di fronte a lei. Continue reading “È una Donna Tremenda se… ti ha detto NO.”

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